Vitamina D

La Vitamina D

Vitamina D: sintomi e conseguenze di una carenza

 La Vitamina D è chiamata così impropriamente, perchè in realtà sia la vitamina D3 che la vitamina D2 sono potenti ormoni e non vitamine, come impropriamente definite, ormoni che portano informazioni al nostro DNA, e dispongono di oltre 4500 recettori nelle cellule del sistema immunitario, del quale rappresentano il più importante modulatore.

Affinchè la vitamina D venga elaborata è necessario che la radiazione ultravioletta colpisca la cute, perchè questo avvenga è necessario esporsi al sole senza indumenti nè protezioni solari, poichè filtrano la luce solare bloccando l’azione dei raggi ultravioletti.

La vitamina D3 o colecalciferolo è 50 volte più attiva della vitamina D2 o ergocalciferolo.

 

carenze vitamina d conseguenze Vitamina D e sistema immunitario

Questa è una sostanza immunoregolatrice, in grado cioè di operare sull’attività del sistema immunitario, equilibrandolo se sbilanciato e correggendone le risposte errate. Purtroppo però il sistema immunitario, pur essendo un potentissimo strumento di difesa dotato di cellule in grado di distruggere eventuali aggressori, talvolta si “confonde” e non è più in grado di stabilire quali sono le cellule che fanno parte dell’organismo e quali non ne fanno parte, come ad esempio quelle di batteri patogeni da combattere.

A causa di questa errata discriminazione si creano una serie di squilibri e malattie che vengono definite “autoimmuni”.

Proprio in queste situazioni interviene la vitamina D, infiltrandosi tra i vari componenti e riequilibrando sia l’attività eccessiva che l’inattività del nostro sistema immunitario.

Sia il timo che le cellule APC, specializzate nel catturare l’antigene e presentarlo al sistema immunitario, così come i linfociti T hanno sulla propria superficie un recettore per la vitamina D (VDR), che può legarsi alla forma biologicamente attiva della vitamina D (1,25(OH)D).

Un’osservazione fondamentale che va fatta quando si parla di vitamina D è che al giorno d’oggi passiamo sempre meno tempo all’aria aperta, e quindi alla luce del sole. Questo, unito all’uso di creme con fattore di protezione solare, ha fatto sì che la carenza di vitamina D sia sempre più frequente.

Oltretutto, con l’invecchiamento, la nostra pelle è sempre meno capace di formare vitamina D, e la carenza che si riscontra negli anziani ne è la prova.

Per tutti questi motivi c’è un crescente numero di individui con carenza di vitamina D e che sviluppano malattie autoimmunitarie.

La vitamina D poi agisce sia sulla formazione delle cellule dendritiche sia sia sulla trascrizione genica e pertanto è capace di modulare tutto il sistema immunitario. Tanta più vitamina D possediamo tanto maggiore sarà la nostra risposta immunitaria alle infezioni e la capacità dell’organismo di inibire la risposta autoimmunitaria.

Talvolta nelle malattie autoimmuni la carenza di vitamina D è causata da una forma anomala del suo recettore, determinata geneticamente e quindi presente fin dalla nascita.

In queste circostanze si dovrà accrescere molto l’integrazione di vitamina D in modo da garantire una conseguente reazione immunologica.

 


Come viene elaborata la Vitamina D?

La vitamina D formata attraverso i raggi solari subisce nell’organismo alcune trasformazioni. A livello epatico è trasformata in 25(OH)D (calcidiolo) e a livello renale è convertita in 1,25 (OH) D (calcitriolo), forma attiva e in 24,25(OH)D, forma non attiva, quest’ultima per compensare eventuali surplus che promuoverebbero una eccessiva assimilazione di calcio sovraccaricando i reni.

 

 

 

 

 

 

Conseguenze  carenze Vitamina D

Vitamina D e Paratormone

La forma attiva 1,25D o calcitriolo e il paratormone, l’ormone secreto dalle ghiandole paratiroidi, si antagonizzano tra loro.

Il paratormone prende parte al metabolismo del calcio, promuovendo una sua immissione nei fluidi extracellulari nell’eventualità che ci sia un deficit nel sangue, e favorisce al contempo la sintesi di calcitriolo a livello renale per accrescere l’assorbimento di calcio sia a livello renale che intestinale. Di contro, la vitamina D antagonizza la sintesi di paratormone per evitare che si instauri un inappropriato processo per il quale i due ormoni possono essere sintetizzati senza sosta creando uno squilibrio nel metabolismo del calcio.

Per questo nelle malattie autoimmuni occorre verificare sia il dosaggio della vitamina D che quello del paratormone, verificando che questo sia sul limite inferiore del suo range di riferimento.

 

E’ possibile revertire una patologia autoimmune?

Questo argomento è stato ampiamente studiato dal Dottor Cicero Galli Coimbra, neurologo brasiliano, che ha osservato che i soggetti affetti da sclerosi multipla o altre patologie autoimmuni hanno una carenza grave di vitamina D, e che rispondono positivamente ad un trattamento con dosi crescenti di tale vitamina.

Inizialmente iniziò a trattare i pazienti neurologici con 10000 Unità di vitamina D quotidianamente, dose “fisiologica” che si ottiene esponendosi al sole senza protezione solare  per 20-30 minuti.

Nei pazienti trattati si attenuarono immediatamente sintomi come stanchezza e affaticamento, e si verificò anche un lieve miglioramento di alcuni sintomi neurologici. In seguito il Dottor Galli Coimbra iniziò ad impiegare un dosaggio più elevato senza che ci fossero ripercussioni sul metabolismo del calcio.

Ma come si calcola la dose ottimale di vitamina D? E’ necessario rilevare le concentrazioni nel sangue della vitamina e del paratormone per  stabilire la dose di partenza e verificare in seguito come variano i livelli di paratormone, finchè non si arriva verso la soglia inferiore del suo range di normalità. Questo evento segnalerà che la vitamina D è attiva e sta funzionando per garantire l’arresto della patologia. Se il paratormone scendesse molto al di sotto della soglia del valore minimo normale potrebbe venir meno il livello di sicurezza e la vitamina D potrebbe diventare nociva andando a depletare un grande quantitativo di calcio dalle ossa per riversarlo nel sangue con sovraccarico dei reni. Un paratormone attestato sulla soglia massima della normalità evidenzia una significativa carenza di assorbimento della vitamina D, che condurrebbe alla sottrazione di calcio dalle ossa per garantire la concentrazione nel sangue di questo minerale.

Tutte le patologie autoimmuni sono prodotte da un tipo di reazione aberrante attraverso una categoria di linfociti detti Th17. Secondo quanto sostenuto dal Dottor Galli Coimbra la vitamina D è la sola sostanza capace di bloccare questa reazione senza interferire con le fisiologiche risposte del sistema immunitario.

Ovviamente le lesioni precedenti all’anno non possono essere risanate, ma solo arrestate, mentre le lesioni più recenti possono comunque regredire  ( per via dell’azione antiinfiammatoria della vitamina D).

La cura con la vitamina D è stata testata anche in altre patologie come il Parkinson e la SLA, ed è stato visto che stimola lo sviluppo delle connessioni nervose e consente la riparazione della guaina mielinica che riveste gli assoni, una parte dei neuroni fondamentale per la comunicazione intercellulare.

Grazie a questi e molti altri studi la vitamina D si è dimostrata una valida terapia, anche integrativa, in molte patologie neurologiche

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